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A pesca con Stanislao

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Articolo tratto dalla rivista "Pesca In" numero 1 - Gennaio 1993.








A PESCA CON STANISLAO


Un uomo che ha contribuito, grazie alla sua esperienza, all'evoluzione della pesca a mosca in Italia.

TESTO E FOTO DI ALFREDO CALIGIANI


Era da molto tempo che desideravo conoscerlo, ma l'occasione propizia si è presentata solo all'inizio di questo autunno, quando,di ritorno da una battuta di pesca a mosca in mare sulla costa pescarese, allungai di poco il viaggio per raggiungerlo a Fermo nelle Marche, dove mi attendeva assieme a Terenzio Zandri, suo allievo prediletto.
Stanislao Kuckiewicz Romita è un talmente famoso nel mondo della pesca a mosca che non ha più bisogno di essere presentato. Giova però di lui ricordare le geniali intuizioni apportate in un metodo di pesca di cui Stany ha creato una personale interpretazione, che ha reso possibile e attuabile una nuova tecnica e visuale della pesca a mosca, cioè la scuola di Stany.
Per approfondire questo enorme patrimonio alieutica, eccomi dunque nel suo studio pronto ad ascoltare idee e tesi assolutamente innovative nel campo della mosca artificiale.
La prima sensazione per un patito pescatore a colloquio con Stany è quella di trovarsi davanti ad una vera enciclopedia vivente della pesca, con capitoli talmente vasti da non poter essere esplorati totalmente, se non dopo un lungo periodo vissuto a contatto con questo grande e geniale pescatore.
Volendo tracciare un breve profilo della vita di Stany, nato nel 1909 a San Pietroburgo, occorre ricordare i suoi primi approcci alla pesca, a soli 10 anni, con una già precisa inclinazione per il metodo a mosca, mai abbandonata in oltre 70 anni di vita piuttosto travagliata con la deportazione in Siberia nel 1939, la lunga fuga nel 1942 sino alle rive del Mar Caspio, e lo sbarco nel 43 in Italia fino alla definitiva fissazione della propria dimora a Fermo, dove ha importato la sua scuola di lancio e le proprie idee applicative di un metodo ormai universalmente riconosciuto valido.
Con un esordio pacato ma deciso entra subito nel vivo dell'argomento iniziando a parlare della pesca a mosca tradizionale.
<< Nata in Inghilterra - racconta Stany - quella tecnica ha dovuto immediatamente fare i conti con gli ambienti fluviali di quel paese, generalmente grandi e ricci di acque. Da ciò l'esigenza di usare attrezzature piuttosto pesanti, in grado di effettuare proiezioni piuttosto lunghe e di resistere alle sollecitazioni provocate da prede di grosse dimensioni. Questa tecnica, portata in Italia, ha subito alcune modificazioni con la creazione di una scuola di lancio che privilegia la massima coordinazione dei movimenti, ottenendo risultati molto belli. Il lancio risulta completo, la coda viene fuori dritta come una riga, ma lo spreco di energia risulta elevatissimo; la pesca in questo caso diventa un grande dispendio fisico>>.
<<La mia concezione del lancio - prosegue Stany-è del tutto diversa da quella che oggi predomina in Italia, perché è legata alla mia visione soggettiva della pesca a mosca.




una divagazione voluta la sua mente lo porta a raccontarmi i suoi primi contatti con i fiumi e torrenti dove osservava il comportamento dei pesci che bollavano sugli insetti:<< Quando da ragazzo notai le trote comportarsi in quel modo, mi venne subito il desiderio di toglierle dall'acqua senza toccarle con alcun collegamento con l'esca, come per una specie di magnetismo.

Un desiderio irrealizzabile, che però mi spinsa a una pesca con il minimo contatto. Presi un fuscello di noce e un crine di cavallo intrecciato e con imitazioni rudimentali iniziai a sviluppare la mia pesca a mosca, cercando di renderla più leggera possibile e con il minimo disturbo per il pesce>>.
<<Da qui è nata la mia tecnica di lancio inventata in Russia e perfezionata successivamente in Polonia, che prevede un sistema di movimento teso a fare il minimo sforzo, con una spesa energetica irrisoria. Il mio lancio prevede un movimento lento che dà la possibilità di effettuare movimenti precisi, è dunque una
Struttura razionale dove sono stati eliminati tutti gli sprechi, con il minino sforzo in fase di proiezione. Naturalmente tutta l'attrezzatura usata, dalla canna alla coda di topo e il finale, è stata progettata in funzione di questo particolare lancio>>.
Mentre lo ascolto descrive con entusiasmo la sua tecnica, intuisco la possibilità di poterlo vedere in azione e quasi avesse letto nel mio pensiero Stany ci invita a seguirlo direttamente sul fiume per verificare le possibilità della sua tecnica di pesca.


Il disegno mostra il movimento ad otto che Stanislao imprime alla coda di topo durante la fase di lancio. Una tecnica particolare che Stany cerca di tramandare da molti anni.

A PESCA SUL TENNA

Raggiungiamo dopo un ora di viaggio l'alto tratto del Tenna, uno dei fiumi più belli delle Marche che nasce sulle propaggini del Monte Bove Sud a quota 1.178 mt per gettarsi, dopo un percorso di 70 km, nel mare Adriatico presso Ascoli Piceno.
In questa parte il fiume conserva ancora tutta la sua originaria bellezza, con ricca vegetazione

spondale, dove è possibile catturare ancora qualche splendido pesce.
Stany ci accompagna in un tratto di fiume a carattere torrentizio e notevolmente infiascato, a monte dell'abitato di Amendola, ed inizia a pescare a ninfa. È possibile ora vederlo in azione con i suoi lanci che sono esclusivamente rivolti al servizio della pesca. Per raggiungere questo obbiettivo egli usa code leggerissime che posseggono una maggiore silenziosità di posa, più precisione, meno visibilità per la trota e maggior morbidezza cioè minor dragaggio. Queste code, a parità di peso con quelle di plastica, sono più piccole di diametro offrendo meno resistenza all'aria e si prestano per affrontare acque piccole ed infiascate anche se risultano ottime pescando in acque piatte. Osserviamo il lancio di Stany eseguito con questa particolare coda che ha reso possibile la giusta interpretazione della sua tecnica.
Il suo è un modo diverso di affrontare il fiume, con un lancio base che disegna nell'aria un movimento ad otto, con la possibilità di plasmare il movimento della coda, prima che la stessa tocchi l'acqua, a seconda delle varie esigenze di posa.




UN VERO MAESTRO

È incredibile cosa riesce a fare con questa coda, ora depositandola in acqua a Z o a S per evitare il dragaggio, ora facendola entrare a sinistra o a destra sotto i cespugli prospicienti le sponde de Tenna. Con pochi falsi lanci ed un avvicinamento ben mimetizzarto al pesce, talvolta camminando accucciato, Stany riesce ad esplorare il massimo delle posizioni favorevoli per insidiare le trote; una vera caccia attuata in modo intelligente con una nuova tecnica già seguita da diversi estimatori.
Fra essi, primo fra tutti Terenzio Zandri, allievo prediletto di stany, a cui spetta il compito di assimilare nel migliore dei modi l'enorme patrimonio alieutica del maestro.
Ad onor del vero,occorre dire che Terenzio è stato veramente bravo a recepire i suoi insegnamenti; sa eseguire perfettamente i lanci di Stany, oltrechè realizzare canne e code adatte per questa tecnica. Nel campo costruzione code poi, è un vero maestro in quanto riesce a creare lenze perfettamente equilibrate che destano spesso l'ammirazione di Stanislao Kuckiewicz.
Sul fiume intanto diverse trotelle accettano le imitazioni di Stany che, per completare la sua lezione pratica, ci mostra varie volte la sua ferrata sull'attacco di alcuni salmonidi. Si tratta di una ferrata particolare, più diretta, e che provoca meno rumore tanto che si riesce a continuare a pescare anche ferrando a vuoto, in quanto la mosca si sposta di pochi centimetri in acqua, senza mettere in allarme la trota. - ferra alzando la canna e tutta la coda che sta in acqua e questo provoca un ritardo nella risposta veramente deleterio ; tirando invece la coda con la mano sinistra e facendo un semicerchio con la punta della canna, per poi tirare a destra si fa scivolare in acqua la coda mettendola subito in trazione, con il risultato di realizzare una ferrata rapida e precisa>>. Appena il tempo di vederlo catturare uno splendido esemplare del Tenna, quando sopraggiunge l'ora del rientro a Fermo.
Sulla via del ritorno lo ascoltiamo ancora prodigo di consigli e di suggerimenti sulla sua tecnica di pesca: un piccolo riassunto di 70 anni dedicati alla pesca colora questa giornata trascorsa a pesca con Stany.
Presto, ne sono certo, tornerò a trovarlo. Sono sicuro che mi parlerà ancora di una sua scoperta con quella umiltà e forza di persuasione che gli sono proprie.

Articolo tratto dalla rivista "Pesca In" numero 1 - Gennaio 1993.



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