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- Follia piscatoria -
Questo è ciò che hanno in mente le nostre donne, quando ci vedono preparare stivali, canne e
abbigliamento per partire verso il fiume designato.
La febbre viene a poco a poco, un ricordo, un’emozione che sale al cuore, un’immagine vista in una
rivista
scatena la voglia, e quando la voglia diventa fobia e desiderio scaturisce nella follia (costi quel che
costi) piscatoria.
Si inizia con lo scegliere il luogo, vecchio o nuovo che sia, conosciuto e “spazzolato” da anni o
appena sentito nominare, l’importante è che ci sia la “vittima sacrificale” LA TROTA!
Un giro di telefonate e il gioco è fatto, ci sono altri 3 “complici” la spedizione “ si ha da fare”,
appuntamento sotto da Terenzio, ore 6… “ma non è troppo presto?”.
Terenzio dice: “ le trote fanno anche colazione in questa stagione non lo sai!?”.
“E va bé, vengo, si parte alle 6!”.
Il posto designato si trova nel…Italia! Precisamente nel centro-sud si proprio lì!!
Non c’è verso di far parlare un pescatore, e se parla , non gli dovete credere, non è mai vero niente,
ne luoghi ne misure, ma cercate solo di vedere bene l’espressione degli occhi, se ha gli occhi “
porcini” (da maialetto che assapora una mela rubata) la faccenda ha un sapore di giallo, ci saranno
sicuramente delle vittime.
Ricordo che questa espressione l’ho vista negli occhi di vari soci, specialmente quando li ho
incontrati la prima volta e si parlava di luoghi di pesca, certo è scarsa la percentuale di posti
incontaminati, e averne uno sotto mano, magari dimenticato da molti, è come avere vinto al “gratta
e vinci” 100,000€.
Ore 6,30, visi spenti dal sonno, occhietti porcini, si alternano tra le due vetture predisposte, vetture
economiche visti i tempi, o a GPL o Diesel, un via vai di borse e foderi di canne, voci basse e
languorino da cappuccino e cornetto nella bocca.
“ PRONTI!?” esclama Terenzio, ma alcuni, zitti zitti, chiotti chiotti si scambiano scatoline e
appuntamenti, sembra di assistere alla consueta abitudine che da bambini avevamo, le figurine dei
calciatori, solo che ora si tratta di mosche artificiali, magari fatte alle 11 di ieri sera, e qualcuno
pensa fra sé “imbertandosele” in tasca “oggi le trito!”.
Il viaggio verso il fiume è la classica sparata di epiche imbiancate coperte da...“ me scappata una
che...”,
oppure, “ t'ho detto de quella che…”, il cuore mi si riempie di tenerezza e di compassione e penso
tra me stesso “certo che se ce levassero pure questo non ce rimane che annà pè siluri sur Tevere
come ha fatto Marcello”.
Nel frattempo affiorano ricordi di albe e tramonti passati sul fiume, sponde secche o rigogliose
piene di fiori, le prime uscite, le difficoltà di una giornata ventosa, il ricordo di cari amici che sale
alla mente quando Alessandrino dice...“contro i bracconieri (pescatori con il bigattino) che ce
vorrebbe Frà ?”.
Io con molta nostalgia del caro Benito gli rispondo meccanicamente come rispondeva lui “
manganello e olio di ricino...” e poi scoppia una risata corale che rallegra tutti!
150 Km, ecco siamo arrivati, pian pianino si parcheggia davanti al solito bar,“che ve piate?” fa
qualcuno facendo finta di trovare il portafoglio “ scordato a casa” ma tanto alla cassa già sono in tre
litigare con il solito“ pago io!”, il barista ci conosce bene e sorride, ormai è una vecchia scenetta la
nostra colazione!
Dopo poco, riscaldati da un caffè o da un cappuccino con cornetto affogato dentro, si riparte per il “
solito posto”.
Il tempo è coperto ma non fa freddo, la temperatura promette bene ne freddo ne caldo, l’ideale!
La preparazione, come i pescatori a mosca sanno bene, è un rito. Tuta in “Gorotex”, scarponi, gilè,
accessori che vengono scrupolosamente controllati più volte, canne sfoderate come se si
estrarrebbe una spada affilata, mulinelli e code trattate come piccole dame di porcellana, preziose,
molto care a ognuno di noi, cose a cui si dedicano cure e attenzioni che fanno ingelosire pure le
nostre donne!!!
“Tu dò vai?”, “io me butto sotto” risponde qualcuno e un altro gli apostrofa “ si...a na
metropolitana!!!”
È un susseguirsi di goliardiche battute mentre ci dividiamo a coppie, controllati i cellulari, si fissa l’
ora per il pranzo, necessaria pausa per ricaricarci, e pieni di “speranza” per una copiosa schiusa si
inizia la giornata.
Figure curve come per scrutare la superficie del fiume camminano lungo la sponda, a destra e a
sinistra, volteggi di code in seta fanno concorrenza alle rare farfalle della tarda estate, canto di
uccelli pigri, scroscio di acqua lungo i massi e nei rigiri, è un sogno!!!
Aspetto per un attimo rapito da quel incanto, squilla il cellulare, rispondo dopo averlo tirato fuori
dalla custodia impermeabile, è Antonello, “niente?”, “no, niente, non c’è schiusa, da voi?”, “liscio
come l' olio”.
Si mette male, il caldo dei giorni scorsi ha sfalsato le schiuse ritardandole per il caldo, le trote sono
sul fondo, cacciano pigramente ninfe trasportate dalla corrente, ma tutto scorre tranquillo, il cuore
si riempie di pace, i polmoni di ossigeno raro in città, è tutto meraviglioso!
Qualcosa comincia a mancare a tutti noi, i cellulari squillano in cerca di notizie, qualche cattura c’è
ma non è che sia quello che ci aspettavamo, sorge il dubbio, andiamo a mangiare giacché sono le
13?
Bene, tutti al posto convenuto per il punto della situazione e per programmare il dopopranzo!
Visi stanchi, “occhi porcini” spenti, buste con cibo che vengono estratte rumorosamente dalle borse,
“ciò er vino bono chi lo vò assaggia?”, dice Daniele tirando fuori una “rossa”, vino eccellente fatto in
casa, scattano sull’attenti davanti alla “rossa” 7 bicchieri di plastica, è un momento di allegria e
distensione dopo una lunga camminata in acqua a cercare di catturare quelle solite trote che si
conoscono da varie stagioni, “li sotto c’è quella mia, te la ricordi? na bestia da dù chili!” dice
Alessandro, “gliò dato la segge, nun è uscita, eppure glielo fatta ballà come na cubana” riferendosi
alla maniera che, come dice lui, fa “ballare” la mosca sul pelo dell’acqua imprimendogli dei
leggerissimi movimenti che imitano l’insetto in difficoltà.
“Se nun gne piace cambia ballo!” sbotta Roberto ridendo con il boccone in bocca, non ha resistito,
erano minuti che aspettava questo momento, e vista la giornata il momento era arrivato, il
momento di ingigantire piccole sensazioni percepite durante la pesca, ogni posa può essere quella
giusta, si attende tesi come una corda di violino, di esplodere in una ferrata decisiva, una trota che
fugge passandoci di fianco, forse spaventata dalla nostra ombra, una sporadica bollata, attimi
gustati, assaporati delicatamente vissuti in tensione, attimi che rendono viva una giornata intera
passata sul fiume.
Sono le 15, siamo tutti allegri, la “rossa” ha fatto il suo dovere, ci ha scaldato il cuore, ora che si
fa?
C’è un piccolo fremito, una schiusa!!!
Uccelli sfiorano l’acqua prendendo al volo mosche in schiusa, come sono verdi, rosse? C’è il panico
nel gruppo qualcuno grida “daje, annamo”!!!
Si riparte senza il caffè l’occasione è ghiotta, cominceranno a mettersi in caccia?
Nonostante il torpore dovuto alla “rossa” le gambe fanno il loro dovere e in breve tempo tutti sono
in posizione, ma Carmelo si limita a guardare attentamente, tira fuori una scatolina verde della sua
stessa età e con cura sceglie una mosca sul 18, vecchia, spennata, a cui è rimasto solo un giro di
qiul di pavone. Lega la moschetta al finale e con la sua flemma si avvicina ad una buca lambita
dalla corrente, a prima vista le bollate sono sporadiche, lontane, non c’è un gran banchettare da
parte delle trote, ma “Morte Sicura” come chiamiamo Carmelo per via della marca di sigarette che
fuma in continuazione, non ha fretta, “e do va, mica se move da là!”.
Senza far rumore si avvicina, distende la coda e lancia, la seta si posa morbida, tutto è perfetto, la
posa è perfetta, lentamente la mosca entra sul bordo della buca, in apparenza non si vede nulla ma
Carmelo ferra, “C’è”!!!
Io lo guardo stupito e dico“ma come hai fatto se non ha bollato?”.
“Beato te” risponde Carmelo, “se le succhiata appena entrata in buca zitta zitta(aspirandola sotto la
superficie) tè guarda che roba!”,
È davvero bella, si dibatte disperata dell’errore che aveva fatto, ma “M.S.” non perdona, con classe
la sfianca e alla fine, esausta, si arrende.
È davvero bella! Ma Carmelo la slama con cura e dopo averla ossigenata prendendola sotto la
pancia in corrente, la lascia tornare al fiume, “ciao bella, alla prossima volta!!!”.
Altre telefonate, forse la bella era l’unica, telefono a Gianluca, “Carmelo ne ha fatta una veramente
bella alla solita buca, e voi !?”.
Sento che ridacchia e dice“qui stamo a magnà noi!” e sbotta a ridere!!!
Chiamo Emanuele, il mio compagno di pesca e gli chiedo:“Gianluca e Terenzio dove sono andati?”,
“verso il campo di granturco a valle alla baracca vicino il ponte perché?” risponde Emanuele.
Gatta ci cova, era troppo allegro, “dai, andiamo a vedere!”.
Poche centinaia di metri e intravediamo la baracca, sul bordo del campo c’è un fico, Gianluca e
Alessandrino, si danno da fare intorno alla pianta, Alessandrino con una busta di plastica aspetta
che Gianluca gli passi fichi maturi di cui la pianta è piena, un fico che lascia cadere i suoi frutti oltre
la rete di recinzione, la strada è appiccicaticcia da quanti ne sono caduti, passeri e cince si
ingrassano per l’inverno.
Ho visto tutti i tipi di lancio per la pesca a mosca, il T.L.T., alla Stany, radenti , curvi, dritti e storti,
ma uno non lo avevo mai visto…il lancio sul fico!!!
Con destrezza e agilità Gianluca saltava verso i fichi e li “ferrava” tutti!!!
Siamo scoppiati a ridere tutti quanti quando, alla sera, a fine giornata, ci siamo ritrovati presso le
macchine, la storia del lancio sul fico è rimasta impressa a tutti, Terenzio rivolto ad Alessandro lo
apostrofa con questa frase: “impara il lancio sul fico e non il radente, allora si che magni!!!”.
Si, questo è lo spirito dei pescatori del SILK&FLY, uno spirito goliardico e spensierato, dovuto all’
amore per la pesca a mosca e per la natura, saremmo pazzi si pazzi, ma almeno, per un giorno
siamo felici di ridere e pescare!!!
Ti prego, caro lettore, di capirmi. È il cuore che scrive non la mano, questo è il MIO gruppo, sono i
MIEI amici, e siamo tutti così, un pò matti, un pò selvatici, ma amiamo tutti la stessa cosa,
LA PESCA A MOSCA!!!
Franco Emilio Cassani
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